Un problema nella crescita del proprio figlio

Scoprire che il proprio figlio ha un problema nella crescita, per esempio un disturbo specifico relativo ad un’area di sviluppo ben precisa come può essere un disturbo del linguaggio o motorio, o ancora di più la diagnosi di una sindrome grave che coinvolge diversi assi di sviluppo, genera emozioni negative molto forti nella coppia genitoriale. Si passa da una prima fase di negazione e paura ad una seconda di rabbia, dolore, solitudine specie nelle diagnosi più serie, come per esempio i disturbi dello spettro autistico o disabilità intellettive profonde. C’è una disillusione rispetto a delle aspettative di salute del proprio figlio, una paura per il suo futuro e per la sua autonomia e molta rabbia che spesso viene espressa all’esterno in forme diverse. Questi sentimenti stravolgono il sistema familiare aumentando la complessità nel gestire un figlio con problematiche.
Per questo motivo è fondamentale in questi casi lavorare in sinergia con la famiglia e non limitare l’intervento esclusivamente al bambino: primo perché di fronte a così tante emozioni e difficoltà è importante che i genitori non vengano lasciati soli, ma poi anche per favorire un migliore rapporto genitore-figlio e facilitare il miglioramento e la crescita del bambino stesso. Secondo l’ottica sistemica, il disagio di un membro del sistema familiare si inserisce in una cornice più ampia e si estende a tutti quanti i membri, a maggior ragione se parliamo di situazioni di autismo e disabilità. In questi casi la persona che ha problemi è molto fragile da un punto di vista emotivo, non ha una personalità consolidata che gli permetta un’autonomia, un riconoscimento e un adeguato contenimento delle proprie e altrui emozioni. Vive quindi quasi in balia anche delle emozioni degli altri oltre che delle proprie e il suo sviluppo si rende possibile solo se affiancato e sostenuto dagli altri membri del sistema di appartenenza. Le linee guida per l’autismo della SINPSIA (Società Italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) come pure ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute) ritengono fondamentale il coinvolgimento della coppia genitoriale in un progetto terapeutico, educativo e di crescita per il proprio figlio. La sindrome dell’autismo in particolare suscita mille emozioni nelle famiglie, nella scuola e tra gli operatori che si relazionano con il bambino. Venire a contatto con bizzarrie, chiusura e comportamenti atipici scuote il vissuto personale di ognuno ed è importante che queste emozioni non rimangano non ascoltate o negate ma vengano sostenute e accolte in un’ottica di integrazione affinché sia possibile l’evoluzione del bambino stesso. E’ pertanto importante non solo affiancare un intervento riabilitativo, indispensabile per lo sviluppo del bambino nelle diverse aree, cognitiva, motoria, del comportamento, della comunicazione e altro, ma realizzare anche un intervento sistemico che consideri soprattutto la sfera emotiva e relazionale dalla quale è impossibile trascendere nel momento in cui si parla di crescita ed evoluzione. Innanzi a tanta sofferenza e difficoltà per un bambino con molte debolezze è importante favorire quindi un ascolto emotivo nei genitori soprattutto, ma anche negli insegnanti e negli operatori che vengono a contatto con il bambino.