Il mobbing e l’aspetto psicologico

“non affidarti alla mia immaginazione
Non ti fidare, io non ti conservo,
non ti metto da parte per l’inverno
io ti apro e ti mangio in un boccone”
Patrizia Cavalli

I versi che compongono le poesie, indipendentemente dal senso e le intenzioni che l’autore vuole trasmetterne, permettono, in quanto arte, di cogliere diverse letture. Ho voluto pertanto fare riferimento alla poesia di Patrizia Cavalli leggendola con un’intonazione diversa da quella che dà l’autrice e parlare così, a partire dalle sensazioni che suscita, delle relazioni che caratterizzano il mobbing.

Mobbing una trama che affligge

Le maldicenze, i pettegolezzi o le sottolineature in un contesto organizzativo e lavorativo possono andare ben oltre l’intento del singolo. Nel luogo di lavoro si può strutturare così una fitta trama di relazioni, una rete che però non sostiene e scalda come farebbe quella di un contesto di appartenenza sano ma anzi ingabbia e soffoca la persona.  

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  Si ha allora la sensazione che le forze del singolo non possano nulla innanzi e dentro questa rete chiamata mobbing. Si tratta di relazioni violente, a volte subdole e indirette che per questo non permettono una veloce consapevolezza di ritrovarsene vittima ma fanno vivere forti emozioni negative e destabilizzano l’immagine sociale dell’individuo che ne è soggetto ma anche e spesso del gruppo.

Nei manuali si trova spesso la definizione di mobbing come di un insieme di azioni che si rivolgono verso una stessa persona e sono realizzate nel luogo di lavoro da parte di superiori, colleghi o anche sottoposti, comportamenti volti a danneggiare l’altro per un avanzamento di carriera, per l’acquisizione di una posizione di potere, di un obiettivo economico o anche dovuti a invidia, incomprensione o persino senza un lucido obiettivo finale. Quello che si sottolinea comunque e sempre è il gioco di parti tra il mobber (parte attiva) e il mobbizzato (parte passiva) e la ripetitività nel tempo del comportamento, che deve essere della durata di almeno sei mesi. Ma il mobbing è una forza distruttrice che lede il tessuto sociale dell’intero contesto in cui si manifesta e non è soltanto una relazione esclusiva vittima persecutore. Per questo diventa importante curare nell’intervento l’intera organizzazione del lavoro e operare sulla prevenzione rispetto al fenomeno. Tutta l’azienda infatti risente degli effetti devastanti del mobbing; i dipendenti mobbizzati per esempio riducono la loro prestazione lavorativa e accumulano molti giorni di malattia e questo porta l’azienda a investire tempo e denaro su sostituti. E poi il clima in ufficio diventa pesante per tutti e l’attenzione si focalizza su questa dinamica.

Il mobbing conduce spesso la persona all’isolamento e questa vive l’allontanamento di colleghi e amici giorno per giorno. E’ pesante da tollerare e a lungo andare si sviluppano stati psicopatologici, problemi di salute legati alla somatizzazione delle tensioni, come emicranie, gastriti, fino ad arrivare a disturbi psichici più seri quali disturbi dell’umore, attacchi di panico, disturbi del sonno e dell’alimentazione e disturbi relazionali.

Spesso lo stress vissuto nell’ambiente di lavoro si ripercuote negli altri contesti di appartenenza della persona, specie nella famiglia che inizialmente fa da sostegno ma poi potrebbe diventare escludente e altrettanto mobbizzante per via della complessità dei vissuti e l’intensità delle reazioni emotive messe in gioco. Chi si trova a subire mobbing con il tempo può provare vissuti di colpa, le violenze subite in modo irrazionale a volte spingono l’altro a cercare una spiegazione su di sé, sul proprio comportamento e le prevaricazioni e umiliazioni ledono pian piano l’autostima e fanno provare un forte senso di vergogna. Questo sentimento porta spesso la persona a far finta di star bene, così si nascondono agli altri, a volte anche a sé stessi, i reali vissuti e si ritardano le richieste di aiuto. Altre volte si razionalizza per avere la sensazione di avvertire un apparente controllo, Chi riesce a reagire a questi stati d’animo a volte, si arrabbia e cerca vendetta ma anche questo è intollerante e non fa altro che aumentare il conflitto esponendo a rischi. Sono proprio l’insieme di queste emozioni che danno significato e alimentano il mobbing e soltanto una psicoterapia ne permette un’elaborazione. L’intervento sistemico relazionale pensa al fenomeno come co-costruito da entrambe le parti e il cambiamento di una parte non può che modificare l’intero sistema: con la psicoterapia quindi si dà sostegno alla persona soggetta a mobbing ma soprattutto si danno ad essa nuove chiavi di lettura, una visione diversa che possa cambiare il proprio modo di viversi nell’esperienza del mobbing e consenta di attivare le proprie risorse per star bene.