Crescere i propri figli può apparire una meravigliosa avventura; genitori non si nasce ma in qualche modo si diventa e nel percorso si incontrano sorprese, ostacoli e sfide da superare. E’ un momento rivoluzionario e critico per ognuno soprattutto perché si è costretti a fare i conti con il nuovo ruolo dell’essere genitori.

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Qui di seguito lancerò degli spunti su alcuni momenti critici che si attraversano nella fase del ciclo di vita della famiglia con figli piccoli. L’idea è di sollevare un interesse alla riflessione e alla possibilità di realizzare un percorso di psicoterapia se se ne vede il bisogno.
I momenti di crisi che tutte le famiglie incontrano nelle varie fasi del ciclo di vita sono complessi e possono essere transitori e superarsi facilmente, cioè la famiglia attiva le risorse giuste e promuove adeguati cambiamenti in relazione alle situazioni; altre volte possono confondere, stancare e creare un blocco nel rapporto genitore-figlio, persino l’insorgere di sintomi in uno dei componenti della famiglia. Soprattutto in questi casi è necessario un percorso di psicoterapia per aiutare la famiglia a trasformare le crisi in momenti di crescita personale.

Tra i tanti compiti che una famiglia con figli piccoli deve affrontare c’è prima di tutto il cambiamento di spazi nella relazione di coppia: i primi mesi il bambino vive in simbiosi con la madre e questa ha un interesse maggiore verso di lui, entrambi i coniugi sono un po’ meno coppia per concentrarsi sui bisogni del nuovo arrivato. E’ necessario poi ridefinirsi agli occhi delle rispettive famiglie di origine e i neo genitori si trovano pertanto di fronte al complesso compito di mantenere i giusti confini con l’esterno.
La crescita del bambino implica una conquista sempre maggiore di autonomia. Il bambino, trascorsi i primi mesi di vita in cui si percepiva un tutt’uno con la madre, inizia dopo a differenziarsi e a riconoscersi come essere autonomo, impara a parlare e a camminare, si relaziona di più con il mondo esterno. Dai 2 anni in sù va verso l’acquisizione di regole, comincia ad affermarsi e a differenziarsi attraverso i suoi no. Anche questa è una fase complessa: se da un lato infatti il bambino esprime i suoi desideri al mondo esterno, dall’altro non sa ancora riconoscere i propri limiti. Afferma la sua presenza nel mondo in modo più persistente rispetto a prima, attraverso continue richieste e opposizioni, è più libero di muoversi ma anche di andare incontro ai pericoli. Egli desidera andare, toccare, sperimentare e non sa che spesso questo comporta dei rischi. Deve apprenderlo con il tempo e grazie ai no che gli pone l’adulto. Spesso stabilire un giusto equilibrio può essere complesso, come complesso è mostrarsi fiduciosi mentre il bambino sperimenta nel piccolo che non tutti i suoi bisogni possono venire soddisfatti. A volte l’adulto vive momenti di stanchezza e dolore e fa fatica a contenere le reazioni del bambino che magari, per diversi motivi, sono molto forti.

Nella relazione genitore -figlio un contributo notevole lo hanno fornito due grandi autori, quali Bowlby ed Ainsworth per i cui approfondimenti si rimanda alla letteratura specifica. Essi parlano di diversi stili di attaccamento tra genitore e figlio che sono in stretta relazione con gli stili di attaccamento instaurati nella generazione precedente. Succede quindi che possano originarsi catene di comportamenti che si auto rinforzano e che passano di generazione in generazione. E proprio perché il legame di attaccamento è un legame importante che si consolida negli anni a partire dai primi mesi di vita, spesso non basta la sola consapevolezza per impedire un ripetersi del tipo di relazioni, ma va fatto un lavoro più profondo con un esperto. In virtù di questo, si può notare che, nella mente e nell’operato di un genitore, i diversi momenti di scambio con il figlio e anche i compiti evolutivi richiesti ad ogni tappa di crescita, implicano la complessità di un continuo cambiamento e riorganizzazione del rapporto con lui ma anche una rievocazione del ricordo del proprio modo di essere stati figli in passato. Ci si trova così a fare i conti con i propri sentimenti e con vissuti del passato molto più spesso di quanto si pensa e innanzi ai diversi comportamenti del proprio figlio possono emergere “nodi irrisolti” che oltre ad essere visti, a volte richiedono un lavoro di psicoterapia su sé stessi.