Comunemente si tende a banalizzare l’uso del dialogo e dell’ascolto in qualità di strumenti di cura usati dalla psicoterapia. Dubita dell’efficacia chi magari ha vissuto situazioni molto spiacevoli e non sa come gestire il suo malessere già da molto tempo, chi ha provato a curarsi in modo diverso e con professionisti diversi senza i risultati sperati e anche semplicemente chi ha bisogno di certezze pragmatiche.

Invece la psicoterapia sembra proprio avere un’efficacia scientifica: da recenti ricerche ed esami PET (tomografia ad emissione di positroni) è emerso un cambiamento di certe aree cerebrali che si attiverebbero in modo diverso nella persona in seguito al trattamento psicoterapeutico. L’approccio psicoterapeutico sviluppa abilità per cui è implicata la corteccia prefrontale quali per esempio l’autopercezione, la capacità di problem solving e la capacità di autoregolazione emotiva. La terapia, con la comprensione dei modelli di pensiero e degli stati emotivi del singolo individuo, genera un cambiamento nelle funzioni e nelle strutture del cervello e di conseguenza nello stile di vita della persona. Si rivela pertanto utile nelle situazioni di ansia, depressione e altro, al pari di uno psicofarmaco anche se ha tempi di azione differenti.
 

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In realtà quello che rende l’intervento valido è la relazione che si costruisce attraverso la parola e l’ascolto grazie alla competenza e alla conoscenza del terapeuta da un lato e alla volontà del paziente di affidarsi e di prendere in mano la propria vita dall’altra. Nell’intervento di cura la relazione risulta più efficace se empatica cioè il terapeuta entra in contatto con la parte più intima e nascosta del paziente.

Una scoperta importante è stata quella di Rizzolati che intorno agli anni ’90 ha trovato l’esistenza nel cervello di circuiti neuronali chiamati neuroni specchio. Questi si attivano nel soggetto quando esegue azioni, prova sensazioni ed esprime emozioni ma si attiverebbero per imitazione anche in chi osserva queste stesse azioni, emozioni, sensazioni. Si chiarisce così in termini neurologici la comprensione e l’interazione e si fornisce una base biologica importante per spiegare l’efficacia della terapia. Naturalmente la relazione psicoterapeutica è molto più complessa, per un approfondimento si rimanda ad articoli scientifici. Basta sapere però che fornendo nuovi modi di vedere la realtà si offrono alle persone nuove possibilità di leggere la propria sofferenza e di affrontarla con strategie utili e funzionali. Tutto questo è evidente a partire dal nostro cervello.

dott.ssa Valeria Prochilo
Psicologa e Psicoterapeuta